Le prime notizie di Poggio Bustone risalgono al XII secolo epoca in cui il “Castrum” ed il “Podium Bastonis”, costituenti l’odierno borgo medievale, vengono donati dal “Vir Illustrissimo Berardo” all’Abbazia di Farfa.
E’ da qui infatti che arrivano le prime testimonianze del borgo che a quell’epoca era costituito sostanzialmente dall’attuale torre medievale a base pentagonale e dal “Castrum” che è l’attuale “Porta del Buongiorno”. Ancora oggi le mura secolari dell’antica struttura medievale delimitano il centro storico dal resto del paese sviluppatosi più tardi.
Oggi il centro storico si svolge in un suggestivo borgo che si snoda per numerosi vicoli e suggestive piazzette; esso, durante il periodo natalizio, diventa scenario naturale del “Paese Diventa Presepe” manifestazione, giunta alla 18 esima edizione, con la quale il centro storico di Poggio Bustone si “traveste” in un grande Presepe fungendo da location alla rievocazione di botteghe di ciabattini, falegnami, piccole stalle, panifici, creando un iter storico-virtuale che si conclude nell’antica Piazza Regina Margherita dove viene allestita un’alquanto suggestiva rappresentazione della Natività di Cristo.
Il centro storico ha per anni offerto i suoi luoghi alla “Sagra della Porchetta” che ormai è giunta alla 58esima edizione e che attira sempre più amanti di questa specialità gastronomica che, insieme ad altri elementi, rende Poggio Bustone famoso ed unico in tutto il mondo.
Poggio Bustone deve senz’altro la sua buona fama a San Francesco d’Assisi, che qui soggiornò a lungo lasciando numerose testimonianze. Il saluto che Francesco rivolse agli abitanti, in un mattino dell’anno 1208, giunto alle soglie del Paese, allora un grumo di povere case di pietra e calce, risuonò come un’eco miracolosa che tutti, meravigliati, udirono, svegliati dal sonno, o da chi già molto presto si era recato a lavorare nei campi. Pronunciò poche indimenticabili parole “buon giorno buona gente”, che ancora oggi, il mattino del 4 ottobre di ogni anno un tamburino ripete stentoreo lungo le vie del Paese.
Ritiratosi in solitaria ascesi nel silenzio di queste montagne il Santo, insieme ai primi compagni, sperimentò la misericordia di Dio che, attraverso un mistico Messaggero, apparsogli nei pressi della rupe dove sorge oggi la secentesca Chiesetta del Sacro Speco, gli confermò la remissione dei peccati. Da qui, Francesco, ripetendo le parole di Cristo: “andate, carissimi, a due a due e annunciate agli uomini la pace”, mosse lo stesso invito ai suoi primi discepoli, mandandoli a portare per il mondo il lieto annuncio del Vangelo.
Una visita, anche frettolosa, del Santuario e del Sacro Speco, non mancherà di lasciare nel cuore del devoto pellegrino, il ricordo di un’intima gioia che può cogliersi solo nei luoghi abitati dal mistero della Santità.
Poggio Bustone, oltre che al Santo di Assisi, è legato anche a Lucio Battisti, musicista fra i più significativi della melodia leggera italiana, cantautore che nessuno riesce a dimenticare per il fascino delle sue canzoni senza tempo, che attraversano mode e generazioni senza invecchiare, per la fresca dolcezza che si coglie nelle immagini fotografiche e televisive che restano di lui, per il ricordo che sempre si rinnova nella testimonianza degli amici musicisti che periodicamente organizzano concerti con le sue canzoni, seguiti da moltitudini di appassionati. La musica di Lucio è nata qui con lui, fra questi monti verdi, che sono piccole montagne, dalle forme arrotondate, femminili e materne, ma dalle cui sommità chiunque, se lo vuole, può toccare il cielo. L’arte di Lucio è figlia della sua terra luminosa e feconda.
Alla memoria di Lucio Battisti è stato tributato un parco pubblico denominato “I Giardini di Marzo” all’interno del quale è inserita una splendida scultura raffigurante il cantautore con in braccio la sua inseparabile chitarra come ognuno di noi lo ricorda. E’ questo il luogo dove riecheggiano ancora elementi vivi delle parole narrate nelle sue opere.
Oltre a San Francesco ed a Lucio Battisti, tra i “Pojani” illustri non si può non ricordare Attilio Piccioni che nasce proprio a Poggio Bustone il 14 luglio 1892; laureato in giurisprudenza inizia la sua carriera politica negli anni 20 nelle fila del Partito Popolare del quale diventerà membro del consiglio nazionale. Nel 1945 diventa vice segretario delle Democrazia Cristiana e di li a poco verrà nominato Vice Presidente del consiglio presieduto da DeGasperi per la V volta. La sua carriera da ministro continuerà fino all’ VIII governo DeGasperi, per proseguire poi con i governi Fanfani, Scelba e Leone che si sono susseguiti; nei tre governi Moro sarà sempre nominato ministro senza portafoglio. Morirà il 10 marzo 1976.
Ma la testimonianza più suggestiva di Poggio Bustone l’hanno senz’altro coloro i quali con il parapendio disegnano inenarrabili traiettorie nei suoi cieli, percorsi da correnti uniche al mondo per la pratica di questo sport. Numerosi sono gli amanti del parapendio che vivono Poggio Bustone, la sua montagna, i suoi territori come luoghi unici al mondo e tali da diventare sede delle finali del Mondiale di Parapendio che si terranno qui dal 1° al 12 settembre.
Ma altrettanta ebbrezza la si può provare immergendosi nelle bellezze naturali dei monti di Poggio Bustone per un’escursione a piedi o in mountain bike. L’escursionista che le percorre in solitudine, o in compagnia di buoni amici, godrà della visione di paesaggi unici ed indimenticabili. I sentieri attraversano faggete ombrose, piccole valli dove il viandante trova frescura e ristoro, dissetandosi ad acque che sgorgano pure da ricche sorgenti. Dalle cime non elevate, ma esposte verso l’infinito, lo sguardo meravigliato vola sulla Valle Santa, passa oltre la linea sommitale del gruppo montuoso del Tancia e giunge fino a Roma. Qualcuno racconta che dalla sommità di Cima d’Arme, il monte più elevato (1640 m.), in giornate particolarmente limpide, è possibile, muniti di un binocolo, ammirare la Cupola di San Pietro. Volgendo invece lo sguardo dalla parte opposta, verso l’Umbria e le Marche, si ammirano le cime azzurre dei Monti Sibillini, i monti della Laga ed il GranSasso.
Un’altra esperienza piacevole che si può provare arrivando a Poggio Bustone, è legata senz’altro alla sua cucina tradizionale. Leggeri e gustosi sono i primi piatti di pasta fatta in casa, “sagnocchi” e fettuccine; ottime le carni riccamente speziate, su cui spicca la porchetta, ora in attesa del prestigioso marchio I.G.P.
Tanti e vari sono dunque i motivi per visitare il territorio di Poggio Bustone, dove fra le suggestioni spirituali e le bellezze naturali, è possibile godere anche della cordiale accoglienza della sua gente. |